Galleria Fidanda è lieta di annunciare la mostra personale “Circo Nero” di Emiliano Baldi.
Fin da piccolo il circo mi ha sempre emozionato, ricordo quegli enormi tendoni colorati , le luci che si accendevano la sera , gli animali esotici, i nani, i pagliacci e altri personaggi strani che, sotto una tenda, mettevano in scena lo spettacolo della vita, non senza una vena di malinconia.
Il Circo Nero si erge sulla spiaggia, vicino alle onde del mare, per spegnere le combustioni dell’anima di personaggi e animali costretti a recitare un ruolo non sempre desiderato e a portare una maschera, quella maschera che inevitabilmente tutti noi indossiamo quotidianamente.
Ecco che il circo di Baldi si tinge di nero, in un mondo sempre più cattivo e malsano. Il Circo Nero è il circo della vita, dove possiamo trovare personaggi dall’anima lacerata ma colorata, che rendono questo mondo meno nero e dove, da un tendone strappato, si può sempre vedere l’oro delle stelle.
La mostra sarà visitabile da Sabato 23 Maggio a Sabato 20 Giugno 2026 presso Calata Silvio Galoppini a San Vincenzo (LI).
Opening 23 Maggio ore 18.30.
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Emiliano Baldi (1978) nasce nel grossetano e svela precocemente una spiccata sensibilità plastica e visiva, fortemente incoraggiata dai nonni materni.
Questa influenza familiare plasma fin dalle origini il suo sguardo: il nonno Camildo, fabbro artistico operaio a Lastra a Signa, gli trasmette la sapienza della manualità e della foggiatura a caldo, mentre la nonna Bice lo educa all’amore per l’arte e per il bello tra le navate delle chiese e i corridoi dei musei di Firenze. Si tratta di un’impronta affettiva talmente radicata da rendere i due personaggi ancora oggi chiaramente riconoscibili all’interno della sua iconografia pittorica.
La produzione pittorica di Emiliano Baldi si concentra prevalentemente sul ritratto, inteso come indagine psicologica in cui mani e sguardi diventano strumenti espressivi dell’interiorità umana.
Accanto alla figura emergono il mare e gli scorci di archeologia industriale, elementi che confluiscono in una ricerca antropica coerente anche nelle sue sperimentazioni scultoree, dove marmo, gesso, cera e materiali industriali di recupero assumono una forte valenza storica e sociale. Nel 2026 questa ricerca approda alla serie del Circo Nero, dove il circo diventa metafora della vita contemporanea: un mondo popolato da personaggi malinconici, costretti a indossare maschere e a recitare ruoli non sempre desiderati. Tra atmosfere oscure e poetiche, Baldi trasforma il tendone del circo in uno spazio simbolico in cui dolore e speranza convivono ancora, lasciando intravedere, anche nel nero, l’oro delle stelle.